Gea

Casolaro

Roma, 1965

SEND ME A POSTCARD a site, aside, inside, in between, away | 2013

SEND ME A POSTCARD a site, aside, inside, in between, away, 2013
(istallation, photography, mail art, participatory art)
dimensioni variabili (32 foto cm 30x42,5x2 + 1 foto cm 30x340x2 + x postcards)
Courtesy: CNA Centre national de l'audiovisuel du Luxembourg

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Risultato di un lavoro commissionato a Gea Casolaro dal CNA Centre national de l’audiovisuel del Lussemburgo, questa mostra fa parte di un progetto composito, dal titolo Observatoire photographique, sulle missioni fotografiche nel Paese.

La curatrice del progetto, Marguy Conzémius, ha domandato all’artista di analizzare l’immagine del Lussemburgo attraverso le cartoline illustrate e di realizzare una trentina di nuove immagini, alcune delle quali prodotte in cartolina, sarà possibile spedire dalla mostra stessa verso altre destinazioni. Gea Casolaro ha inoltre fatto lanciare un appello pubblico a inviare delle cartoline da tutti i paesi del mondo che facessero eco alle immagini da lei scattate in Lussemburgo: le cartoline ricevute entreranno via via a far parte della mostra per i sei mesi della sua durata.

 “Che cos’è una Nazione, con la sua storia, la sua realtà, la sua identità? Quale la sua immagine agli occhi di chi la guarda dall’interno e quale, quella vista da fuori? E come rappresentare la grande complessità di vite e di storie che compongono un Paese? Sono queste le domande che mi sono posta per affrontare questo lavoro commissionato, e per cercare di dar loro una risposta, ho deciso di iniziare il mio lavoro e il mio viaggio dall’immagine di una torre (o si tratta, piuttosto, di un faro?) trovata nell’angolo di una cartolina di Wiltz: il Monumento allo sciopero. I monumenti che uno Stato decide di edificare, raccontano molto del suo passato e della memoria identitaria che decide di tramandare alle generazioni future. È questa la loro funzione. Il gran numero di monumenti di lavoratori che ho trovato in Lussemburgo credo superi, in proporzione, anche quelli dell’antica Unione Sovietica. Ho capito così, che non i banchieri ma i minatori e gli operai degli altiforni, in maggioranza stranieri, hanno edificato questa Nazione. […]

Questa mostra è per me una piccola sintesi del Lussemburgo; una sorta di replica-poetica delle mie impressioni del Paese. E’ anche per questa ragione che ho scelto di non proporre una mostra chiusa sin dall’inizio, bensì una mostra in espansione costante, una mostra che cresce grazie al contributo esterno. Durante i sei mesi dell’esposizione, infatti, tutti possono inviare daaltri luoghi, delle cartoline che facciano eco a quelle da me realizzate qui, creando così un dialogo, mostrando così un’esposizione non univoca ma che cambia nel tempo attraverso similitudini e consonanze, scambi e rispondenze anche inaspettate, esattamente come la realtà di questo Paese. […] (Gea Casolaro, estratto dal testo in catalogo)

 

 



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Result of a work commissioned at Gea Casolaro by the CNA Centre National de l'Audiovisuel of Luxembourg, this exhibition is part of a composite project, entitled Observatoire photographique, about the photographic missions in the Country.

The curator of the project, Marguy Conzémius, asked the artist to analyse the image of Luxembourg through the existent postcards and make thirty new images, some of which are produced in postcard, that it will be possible send from the show itself to other destinations.

Gea Casolaro also launches an appeal to the public to send postcards from every country in the world that did echo the images she shot in Luxembourg: postcards received will gradually become part of the exhibition for the six months of his duration.

“With its own history, its singular reality and specific identity, what is a nation precisely?  What image do people living there have of their country and what image do people living outside the country have of it? And how to present a picture of the enormous complexity of lives and stories that make up a country? These are the questions I asked myself in order to carry out this assignment, and in the attempt to answer these questions, I decided to begin my work and my journey with the picture of a tower (unless it is a lighthouse) found in the corner of a postcard of Wiltz: the National Monument to the Strike, a memorial to the strike of 1942 against the military service imposed by the Nazis. The monuments that a country decides to erect say much about its past and the identity-creating memory it wishes to pass on down to future generations. This is their function. I think that the large number of monuments to workers I found in Luxembourg is proportionately higher than those of the old Soviet Union.  […]

This exhibition is to me a small synthesis of Luxembourg: a sort of poetic reflection of my impressions of the country. And it is also for this reason that I chose to do a show that is like a work in progress, one that shifts continuously and that grows from external contributions. In fact, during the six months of the exhibition, everyoneis invited to send postcards from other places that echo mine, thereby creating a dialogue; accordingly, the show becomes multi-faceted and changes over time through similarities and convergences, and even through unexpected exchanges and correlations, in order to mirror the reality of this country exactly. […] (Gea Casolaro, excerpt from the text in the catalog)

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