Leone

Contini

Firenze, 1976

INTE BRASSE | CHAN, Genova 2012

INTE BRASSE, CHAN, Genova 2012
(Azione collettiva, stampa su carta)
Courtesy: Leone Contini

The so calld "ghetto" of Genova is a conflictual social microcosm, characterized by frictions between immigrants, transgender sex workers and drug dealers/consumers. My project focused on body-care practices among the immigrant communities: their traditional body-knowledge was lectured and “practiced” at the same time during a public lottery: I was in fact distributing traditional Senegalese sex stimulants - the interest regarding cola nuts and other body stimulants being very transversal among different ethnic-gender groups -, Arabic herbs - such as absinthe, very regarded in the traditional medicine -, Bengali, Chinese and South American folk medicine products, but also treatments such as free bonus for the local Moroccan barber.

The whole project was about border crossing and re-evaluation of cultural-gender-religious otherness. Reproduction of the herbs were used to create wall posters, in order to drawn people from Genova, usually reluctant to walk trough to the ghetto, finally into the narrow alleys.

*The title Inte Brasse is related with a misunderstanding about drugs: when heroin arrived in Genova in the early 80ies old people used to say in the local dialect: "se ciantan i spinelli inte brasse", "they stick the joints into the arms". By isolating the expression “inte brasse”, the meaning switches to “between arms”, as in inclusive attitude.

here a video shot before and during the lottery: https://vimeo.com/70983227

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Nell’area del ghetto le pratiche radicate nei backgrounds delle varie comunità di immigrati (principalmente magrebini, senegalesi ed ecuadoriani) ed inerenti la cura del corpo, coabitano con pratiche di segno opposto, legate allo spaccio e all'abuso di droghe pesanti. Si profila un contrasto a livello locale tra le comunità di migranti e la società ospite, percepita come opulenta ed autolesiva.
L’evento che funge da perno dell’operazione è a sua volta uno “spaccio”, non di droga ma di vegetali tradizionali utilizzati dalle comunità immigrate per implementare l’energie fisica, attenuare la fame e la stanchezza, potenziare la sessualità, purificare o guarire il corpo, oltre a buoni-premio - ad esempio per un taglio di capelli dal parrucchiere marocchino.

Lo “spaccio” è organizzato secondo criteri che esulano dal commercio tradizionale, innestandosi su quel tessuto di economia informale cui gli abitanti qui già danno vita ed anzi richiamandola ulteriormente in virtù di manifesti, affisse sui muri del quartiere per un mese, che riproducono i vegetali “spacciati”.
Il titolo si ispira a un'espressione in dialetto genovese - se ciantan i spinelli inte brasse (si piantano gli spinelli nelle braccia) - che rivela sia ignoranza nei confronti del fenomeno della tossicodipendenza sia un atteggiamento di rifiuto. Inte brasse intende all’opposto suggerire un’inclusione, “tra le braccia”. 

qui una video-documentazione dell'azione: https://vimeo.com/70983227

 

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