Gea

Casolaro

Roma, 1965

Doppio Sguardo | 2003

Doppio Sguardo, 2003
(Double Glance)
(Colour photograph, video)
18 photos cm 60 x 90 each, video 00:22:00 in loop
Galleria Estro, Padova; Anteprima , XIV Quadriennale di Roma, Palazzo Reale, Napoli; Retentiva. Funzioni e disfunzioni della fotografia italiana attuale , Padiglione Italia, Giardini della Biennale, Venezia

Nell’installazione l'artista mette in scena il fiume di folla che scorre quotidianamente in Calle Florida. Una strada pedonale nel cuore di Buenos Aires, due chilometri di negozi e centri commerciali, bar e internet points: una perfetta metafora, reale e senza bisogno di ritocchi, dell'Argentina contemporanea. Ogni giorno in Calle Florida va in scena la tragica pantomima di questo stato che assomiglia più di tutti gli altri a una "Europa Sudamericana", stritolato da contrasti sempre più estremi, tra ricchezza e povertà, con una storia e una cultura a rischio di estinzione. In bilico tra un passato recente di dittatura e "desaparecidos", che si vuole al tempo stesso dimenticare velocemente ma anche trasformare in memoria collettiva sovranazionale, e un futuro il cui orizzonte si allontana sempre più. Gea Casolaro vi si è immersa in un giorno di febbraio, all'ora di pranzo, con l'occhio della sua macchina fotografica e con l'obiettivo di una macchina da presa, imbracciata all'altezza dei fianchi da un cineoperatore. Un doppio sguardo appunto, composto da inquadrature differenti ma complementari, per raccontare l'assurdità incontrata in questo girone di persone delle classi alte, impegnate a perpetuare il rito consumistico e di riaffermazione sociale dello shopping, di fianco a suonatori e venditori ambulanti, mendicanti che chiedono l'elemosina agli unici in grado di fargliela. Ricchi e disperati mescolati con la folle naturalezza di una commedia grottesca, insieme a gruppi di risparmiatori con i conti bloccati, gli "ahorristi", che urlano e battono per protesta le lamiere innalzate a protezione delle banche, una dopo l’altra, disseminate lungo la strada, come in una processione. Tutto questo brulicare diventa un magma visivo e sonoro ipnotico, infinito. (Olga Gambari, dal catalogo della mostra alla Galleria Estro)



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