Giulia

Cenci

Cortona, 1988

If you want me again search for me under your boot-soles | 2013

If you want me again search for me under your boot-soles, 2013
(plastic bag, clay)
variabili

Una breve frase estratta da Il Monumento di Mark Strand, sembra far capire che a volte, ciò che si cerca, è nel punto più banale e vicino a noi, sotto i nostri piedi. Sotto ai “miei” piedi giace tutto, è sotterrata qualunque cosa, tutto il passato, ciò che non conosco, ciò che mi ha preceduto. Eppure lo sto calpestando, “sotto le tue suole” ha un suono aggressivo, “sotto le tue suole” sembra suonare del disprezzo. Tutto il progetto ideato per l’appuntamento di Artissima prende come nome questa breve citazione da Strand, che mi appare come un filo chiaro da seguire per una serie di lavori che parleranno di superficie, creazione e distruzione. Potrei affermare che l’oggetto di tutto il progetto nasce dallo stesso box che ospiterà il lavoro, da una riflessione sulla costruzione di un luogo destinato a consumarsi in un tempo brevissimo... una rifles- sione dedicata al tempo di un evento come una fiera d’arte, in cui ciò che ci appare finito e pronto alla fruizione ha iniziato ad esistere solo con il nostro arrivo per essere poi rimosso non appena ce ne andremo. 

Nel progetto un pavimento ancora impacchettato e indefinito, il cui mate- riale corrisponde a quello comunemente usato per rivestire i pavimenti ma al suo stadio fresco - precedente l’inizio della sua lavorazione- modifica e decide la sua forma proprio durante i giorni della fiera. La sua struttura standard verrà trasformata dal passaggio dei visitatori e questo nuovo disegno, generato dalla distruzione del “calpestare”, verrà bloccato non appena finirà la fiera, facendo essiccare le piastrelle nella loro nuova forma.



A short phrase taken from The Monument by Mark Strand seems to im- ply that sometimes what you’re looking for is in the most obvious place of all, close at hand, right under your feet. Beneath “my” feet lies every- thing, everything is buried underneath them: the entire past, whatever I don’t know, whatever came before me. And yet I’m stomping on it. “Under your boot-soles” has an aggressive feel, “Under your boot-soles” sounds disrespectful. The entire project for the Artissima event adopts for its name this brief quote from Strand, which to me seems to provide an evident thread to be followed on the trail of a series of works that deal with surfaces, creation, and destruction. I might even say that the entire project’s purpose comes from the very box that hosts the work, from a reflection on the construction of a place destined to consume itself in a very short time. a reflection on the time of a given event, such as an art fair, in which what appears to be finished and ready for use actually be- gan its existence only upon our arrival and will be removed the minute we walk away. At the event, a floor still inside its packaging, not yet defined, made in a material commonly used for floor covering but still fresh and untouched – prior to the start of its “working” - will be modified and its final form will be decided only during the art fair’s days. Its standard structure will be transformed by the coming and going of visitors, and this new design generated by the destruction of “getting stomped on” will come to an end the moment the fair is over, allowing the tiles to dry in their new form.

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