Giulia

Cenci

Cortona, 1988

Halfground | 2013

Halfground, 2013
(Spotlight, room.)
dimensioni variabili

NextSpazioA era precedentemente destinato a magazzino dove venivano con- servate e catalogate altre opere. Uno spazio dal carattere ancora acerbo e non definito. Più che definito si potrebbe parlare di rifinito, della rifinitura che ci si aspetta da uno spazio espositivo. Giusta fornitura delle prese elettriche, omogeneità nella texture e nel bianco delle pareti, luce al neon diffusa per con- ferire a questo contenitore un carattere neutro, capace di ospitare e rispettare l’autonomia delle opere esposte. Ho proposto di fermarci ad un passo precedente la rifinitura di un luogo destinato a divenire giusto, corretto ed imparziale. Pun- tare l’attenzione su ciò che non ci si aspetta da uno spazio espositivo orientando lo sguardo a ciò che comunemente viene osservato in veste di difetto-errore. Destinare l’illuminazione non allo spazio vuoto che ospita ma ad i suoi confini, ad uno sfondo ancora capace di mostrare in un bassorilievo quasi impercetti- bile la sua stessa geologia. L’intervento è costruito su un punto di confine, risul- tato di un’esplorazione destinata tanto alla disillusione dell’impeccabile quanto all’impeccabile qualità di una tecnica illusoria quale il chiaroscuro. 5 faretti sono disposti nelle rispettive pareti destinate all’installazione delle opere, la loro in- clinazione è però talmente orientata verso il muro stesso da sprofondare al suo interno e far fuoriscire solo una minima parte di luce. Questa radenza rende perfezioni impercettibili accentuati chiaroscuri.



NextSpazioA premises were previously used to store and catalogue other works. A space with a still grudging, stringent character, not yet fully defined. Not yet finished, at least not with the finishing you’d expect of a space for the display of art. Just the electric sockets, the even texture of the white walls, and an indirect neon light that ensures the neutrality required to host and respect the autonomy of works on display. I asked to stop us one step before the finishing of an area destined to become an equitable, correct, and impartial container. I proposed to focuses attention on what one does not expect of a display space while direct- ing our view towards what is commonly observed in terms of defect-error. The lighting is directed not to the empty space it holds but rather to its edges instead, and a backdrop still capable of displaying its geology in a nearly imperceptible bas-relief. The project is built around a boundary, and is the result of an investi- gation oriented as much to the disenchantment of the impeccable as the impec- cable quality of a technique as illusory as chiaroscuro. 5 spotlight are installated on the walls destinated to the installation of the artworks. Them inclination to the wall is so accentuated to penetrate the wall. Just a small part of the light can go out from the wall causing a trasformation of the surface. All the imperfec- tions, usually invisible, are put in evidence from this chiaroscuro.Halfground. Five spotlight, electric cable, room, 2013. (installation view)

 
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