Stefano

Canto

Roma, 1974

Tahiti 5 (Epoca n°736) | 2016

Tahiti 5 (Epoca n°736), 2016
(Tahiti 5 (Epoca n736))
(Sculpture, cemento armato)
100 x 70 cm
Foto: Niccolo Fano
Courtesy: Matèria Gallery

Epoca n. 731, 736 is a series of ten cement sculptures, the title references the homonymous magazine published in Italy between the 1950 and the 1997. This body of work combines the printing process with photography, and sculpture with the architecture; all central research elements for the artist. Epoca n. 731, 736 is an archival action: the use of the original images from the magazine give life back to it and fix its contents forever on the cement. Canto explores the printing process and focuses his attention on the act of absorption, and transfer of information from a body to another. The result is somewhat of a de-codification of the visual information from the original to the copy. The landscape appears empty and not all the colours are transferred; only the structure of the four standard printing colors printing - the heart of the image – pass through. The ink read by the cement dust creates a fragile coating, giving at the image a dim, transient and sandy aesthetic, one that looks like it could be blown away by a breeze of wind. 

Carmen Stolfi



Tahiti 5 (Epoca n°736)

Epoca n°731, 736 è una serie di dieci sculture in cemento, il cui titolo richiama l’omonima rivista pubblicata in Italia tra il 1950 e il 1997. Questo lavoro combina il processo di stampa con quello della fotografia, e la scultura con l’architettura, ricerche care all’artista. Epoca n°731, 736 è un'azione di archiviazione: l’utilizzo delle immagini originali del periodico riporta in vita la rivista e ne fissa il contenuto per sempre su supporti di cemento. Canto esplora il processo di stampa e focalizza la sua attenzione sull’atto dell’assorbimento e trasferimento di informazioni da un corpo a un altro. Il risultato è una decodificazione, sebbene imperfetta, delle informazioni visive dall’originale alla copia. Il paesaggio appare svuotato e non tutti i colori vengono completamente trasferiti, solo lo scheletro della quadricromia, l’essenza dell’immagine. La lettura dell’inchiostro da parte della polvere di cemento crea una patina sottile e delicata, e conferisce all’immagine un carattere offuscato, passeggero, sabbioso, come se la rappresentazione potesse svanire al primo soffio di vento. 

 

Carmen Stolfi

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