Gea

Casolaro

Roma, 1965

Ai caduti di oggi | 2004-2008

Ai caduti di oggi, 2004-2008
(4 schermi seamless sovrapposti)
durata 00:21:36; dimensioni cm 209,2 x 92,6 x 100
Courtesy: Gea Casolaro e The Gallery Apart

Ai caduti di oggi, un monumento quotidiano. Nel settembre 2004, durante i lavori di ristrutturazione, al Palazzo delle Esposizioni di Roma crollò una parte del tetto, travolgendo alcuni operai al lavoro. Mi ripromisi, allora, che quando avessi ricevuto un invito ad esporre un lavoro in quella sede, avrei presentato un progetto sulle cosidette “morti bianche”. L'invito a partecipare alla Quadriennale del 2008 è stata l'occasione. Ho voluto realizzare una sorta di monumento, che a differenza dei tradizionali monumenti in bronzo o in marmo, non fosse “post”, non parlasse di una storia conclusa, ma di una storia purtroppo continuamente rinnovata, ogni giorno, appunto, “oggi”. Per questo il lavoro è composto di televisori (4 schermi televisivi ad alta risoluzione, sovrapposti in verticale, a formare una sorta di monolite), perché il televisore è il luogo della notizia veloce, quotidiana, una notizia che però, presto scompare. Ma prima ancora della notizia della morte quotidiana dei lavoratori, scompaiono le persone, corpo e storia, e restano solo i numeri, che presto scompaiono anch'essi. E in questo mondo alla rovescia, in cui chi costruisce, edifica, produce, fisicamente troppo spesso a causa di questa materializzazione scompare, mi sembrava d'obbligo, per rendere omaggio a chi ogni giorno viene sacrificato alla produttività, costruire un monumento continuamente aggiornabile, come ogni giorno viene aggiornata questa triste lista. Negli schermi appaiono in successione delle immagini di uomini qualunque, anonimi sconosciuti, fotografati di spalle per strada. Lentamente l'immagine di ogni uomo dissolve a nero mentre dall'alto cade una scritta con nome, cognome, età e il modo in cui ogni lavoratore è caduto (la morte per caduta è la più frequente tra le morti sul lavoro). E dopo un altro e un altro e un altro. Nell'ultima scritta che scende dall'alto si legge: “e a tutti quelli che anche oggi sono caduti, affogati, bruciati, colpiti, folgorati, investiti, intossicati, scivolati, schiacciati, seppelliti, soffocati, stritolati, tagliati, travolti”. E poi si ricomincia.



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