Leone

Contini

Firenze, 1976

LA ROTTA MIRACOLOSA | Kobarid Museum, 2012

LA ROTTA MIRACOLOSA, Kobarid Museum, 2012
(THE MIRACULOUS DEFEAT)
Courtesy: Leone Contini


The WWI battle known in Italy as “La rotta di Caporetto” (the defeat of Caporetto) is known in Slovenia as “Cudespri Kobaridu” (the miracle of Kobarid). The name of the location is different and, moreover, the content itself is specular. This incongruent knowledge is part of our background, since the childhood; Such an incongruity shows how identity is embodied trough education, national edification and language, and how power structures are naturalized.

I’ve merged the two expressions into a new one: “The miraculous defeat” - the title of the project.
The whole project consists in 13 trans-border sub-interventions, an attempt to redefine the terms of the conflict across the Italian-Slovenian border.
The sub-interventions were marked on a road-map, available at the Kobariski Museum or downloadable from the web.
a few sub-intervention:
.A walk on the mountain (SLO) I intervened on an already existing format, a war-tourism voyeuristic walk in the WWI trenches, by asking a local guide to lecture the audience about natural microcosm instead of war. As a result: the paradoxical merging of global-industrial-modernist war fetishes and fragments of the local natural- folkloric knowledge;
.Imagined menu (SLO) Recipes from a cookbook written by Italian war prisoners in 1917, in CelleLager, Germany; A defeated, exiled and starving community was imagining food as a common patrimony, using the Italian language for the first time. I translated the menu in English, Slovenian and German and shared it with the visitors of Kobarid war museum;
.Jugonostalgija (SLO) A bleak bar was turned into the museum of nostalgia: Yugo-fetishes, old magazines and WWII partisan songs from the neighborhood. Bratsvo i Jedinstvo, Brotherhood and Unity!  

.Ce bomba (IT) “Ce bomba bo kaskala bomo tutti morili” is a proverb in the hybrid Italian-Slovenian trans- border dialect; it could be translated as “When the bomb will be dropped we will all die”, a very wise sentence. I printed it on paper and affix it on a former Bosnian refugee camp from the 90ies. It was angrily destroyed few hours later;

.The invisible mosque (SLO) During WWI the Bosnian soldiers built a Mosque, later destroyed during the Italian occupation. Nowadays many Bosnians, which moved in Slovenia during the Yugoslav era, have lost their citizenship and their civil rights when the federation fell apart. They are called izbrisani, the erased, and they are living as if they were invisible since 20 years. I just marked were the Mosque was;

.Transliterations (IT) A WWI war monument on the Italian side of the border is unwittingly showing the evidence of a denied drama: the victims were Italian citizens but Slovenian speakers and their name was forcedly Italianized. This violence is forever engraved in the marble plaque.
My attempt to retrace the original name of the victims is the occasion to lecture the Italian audience about Slovenian phonetic rules.

Here the interventions; Here the road-map

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Quella che in Italia è nota come la rotta di Caporetto è chiamata in Slovenia Cudes pri Kobaridu, il miracolo di Caporetto. Queste due espressioni speculari appaiono rivelatrici di memorie incongruenti. La Rotta Miracolosa è la paradossale fusione linguistica di due prospettive storiche apparentemente incompatibili.
Il progetto si è sviluppato a partire da un prolungato fieldwork trans-frontaliero. Gli interventi, sparsi sui due versanti del confine italo-sloveno, sono fruibili/attivabili grazie ad una road-map distribuita nel museo di Caporetto. 

 

Di seguito la documentazione di alcuni degli interventi presenti nella road-map:

Menù immaginato – Caporetto/Kobarid, Slovenia

Giosué, un mio prozio siciliano, fu fatto prigioniero durante la disfatta di Caporetto e attese la fine della guerra nel Lager di Celle, in Germania. Di questa esperienza rimane un ricettario, una scrittura collettiva dei compagni di prigionia, un affresco corale di ricette regionali di 95 anni fa.

Il Menù proposto è dunque ricavato da un ricettario doppiamenteimmaginato: immaginato nella fame cronica della prigionia ed immaginato come insieme concettuale inclusivo, trans-regionale: il ricettario di una comunità che per la prima volta, nello spaesamento di un forzato soggiorno altrove, si percepisce come tale.

Il menù, circondato dai residuati bellici – oggetti-feticcio protetti nelle teche di vetro - è a disposizione del pubblico del museo della guerra di Caporetto, direttamente fruibile, incorporabile.

Passeggiata in Planina - Dreznica, Slovenia

Nella casa-museo di Mirko i feticci della prima guerra mondiale – una guerra industriale, importata da lontani centri di potere – coabitano con gli oggetti del folklore locale e con le conoscenze – attualissime ed intergenerazionali allo stesso tempo – legate al microcosmo naturale. Mirko è un raccoglitore “onnivoro” ed il suo interesse spazia senza soluzione di continuità dai residui bellici agli oggeti folclorici fino alle piante selvatiche: la sua pratica è una rivendicazione di appartenenza e un atto di cura che, più o meno consapevolmente, delimita un ambito di pubblico interesse: il patrimonio locale, che include pacificamente elementi apparentemente inconciliabili.                     

L’azione consiste in una passeggiata nelle trincee abbandonate, con uno spostamento dell’attenzione dal patrimonio bellico/memoriale a quello presente e vivo.

Jugonostalgija - Zaga, Slovenia

La proprietaria di un piccolo bar sulla strada che da Caporetto porta a Bovec possiede una ricca collezione di cimeli titini: poster, quadri, accendini, statuette, fotografie.

Il bar sarà temporaneamente allestito come museo della jugo-nostalgia.

La moschea invisibile - Log pod Mangartom, Slovenia

 

La moschea qui costruita dai soldati bosniaci non sopravvisse alla fine della guerra: abbandonata, cadde rapidamente in rovina. Poco lontano, in un cimitero militare, lapidi musulmane coabitano con le croci dei compagni cristiani. Cittadini dell’Impero.

Un segno effimero rende visibile il punto in cui sorgeva la moschea, luogo di conforto nel disorientamento della prima linea.

96 anni dopo molti bosniaci vivono in Slovenia, tra questi la moltitudine invisibile dei “cancellati”, ex connazionali imporvvisamente divenuti stranieri durante il processo di dissoluzione della Jugoslavia.

Ce bomba bo kaškala - Purgessimo, Slavia Veneta, Italia

Un caserma abbandonata – durante la guerra in Jugoslavia qui furono alloggiati profughi bosniaci – ed una frase nel dialetto ibrido italo-sloveno, tipico del confine: “Ce bomba bo kaskala bomo tutti morili”,“Se cadrà la bomba moriremo tutti”. Si tratta di un proverbio popolare, un monito sui rischi della guerra, concepita in lontani centri di potere ma che esplica il suo potenziale distruttivo su chi abita il confine, indipendentemente dalle affiliazioni nazionali. La scelta di questa inquietante location attualizza un’antica saggezza.

Traslitterazioni - Savogna, Italia

Laurencig Giovanni, Loszach Antonio, Marchig Andrea… I cognomi incisi sul memoriale ai caduti della grande guerra sono sloveni ma, a causa delle politiche di assimilazione, sono stati scritti secondo le regole fonetiche dell’italiano. Se la traslitterazione fosse stata fedele alla pronuncia reale i cognomi potrebbero oggi essere ipoteticamente ri-slovenizzati come Lavren?ig, Lo?a?, Markig. Tuttavia sono pronunciati localmente come sefossero scritti Lavren?i?, Lo?ak, Marki?. Nel processo di assimilazione i nomi sono stati infatti alterati oltre che traslitterati. L’italianizzazione non ha però alterato il registro fonetico orale ad uso interno della comunità.

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