Stefano

Romano

Tirana / Bergamo, 1975

Futuro anteriore | 2015

Futuro anteriore, 2015
(Future perfect)
video running time 5'46''

Il lavoro è una riflessione su un sogno, quello dell’ideale comunista, che voleva guidare il popolo verso la liberazione dalle catene della schiavitù capitalista. L’idea comunista ha sempre vissuto nel futuro, mai nel presente, proiettando sempre le persone verso un momento storico in cui tutti gli esseri umani sarebbero stati uguali, con gli stessi diritti e doveri, senza differenze di classe. Un momento che non è mai arrivato, una proiezione spezzata dalla fine del periodo delle Grandi Narrazioni ideologiche, un futuro che ha dovuto fermarsi di fronte ad un presente che non voleva più aspettare di diventare solo passato. Ciò che ci rimane (oltre alle idee filosofiche) sono delle icone popolari, immagini, canzoni destinate originariamente a fare da guida e faro per il popolo; una di queste è Bandiera rossa.
Il lavoro analizza proprio questa canzone attraverso un doppio ribaltamento. Durante l’azione in una piazza, un registratore suona il brano al contrario, diventando così indecifrabile proprio nel suo messaggio politico. Intanto il performer, salito su un mezzo scaletto “canta” la canzone usando la lingua dei segni, seguendo il testo originale (non la traccia al contrario), trasformando un testo creato per la massa, in un discorso di nicchia che solo pochi possono al limite capire, spostando il messaggio sul linguaggio del corpo.



The work is a reflection on a dream, that of the Communist ideal that has always been projected into the future. A moment that never arrived, a projection broken from the end of the “Grand Narratives”, a future that had to stop in front of a present that did not want to wait any longer to become only past.
Our work analyzes the song “Bandiera rossa”, a very famous Italian song on Communism, through a double reversal. During the action in a square, the recorder plays the song backwards, making its political message impossible to understand. Meanwhile the performer climbs on a stepladder and “sings” the song using sign language, following the original text (not the backing track), transforming lyrics created for the masses into a speech for a niche audience, which only a few people can understand, shifting the message to the performer’s body language.

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