Meris

Angioletti

Milano, 1977

Wake | 2008

Wake, 2008
cm 50 x 100 x 115
Courtesy: Le Pavillon - Palais de Tokyo, Parigi
Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l'attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell'azione (video con polisomnografia, carte dell'ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell'esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l'idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.

Wake, 2008
cm 50 x 100 x 115
Courtesy: Le Pavillon - Palais de Tokyo, Parigi
Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l'attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell'azione (video con polisomnografia, carte dell'ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell'esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l'idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.

Wake, 2008
cm 50 x 100 x 115
Courtesy: Le Pavillon - Palais de Tokyo, Parigi
Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l'attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell'azione (video con polisomnografia, carte dell'ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell'esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l'idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.

Wake, 2008
cm 50 x 100 x 115
Courtesy: Le Pavillon - Palais de Tokyo, Parigi
Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l'attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell'azione (video con polisomnografia, carte dell'ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell'esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l'idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.

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