Claudia

Losi

Piacenza, 1971

Marmagne | 1999

Marmagne, 1999
(10 black and white hot-pressed prints on canvas, embroidery)
cm 204 x 140 circa ciascuna
Marmagne nasce da alcune camminate fatte in Borgogna, Francia, qualche anno fa. Non molto lontano da Montbard, piccola cittadina dove nacque Buffon, vi era un sentiero che attraversava un paesaggio ricco d’acqua e verde. Ci capitammo per caso a Marmagne, un allevamento di trote, come lessi più tardi su una cartina, abbandonato da diversi anni ma attivo già verso la fine dell’Ottocento. La recinzione abbattuta dal crollo di un grande pioppo ci ha permesso di entrare. Era primavera e le gambe si sono presto avviluppate nei lacci urticanti delle ortiche alte e fibrose. La vegetazione ricchissima, varia, umida e prepotente. Una grande corte disseminata da vasche lunghe e strette, disposte a pettine, dove le trote, nei vari stadi di crescita, venivano un tempo ospitate e pescate. Tutto era verde e solo in alcuni canali l’acqua poteva scorrere senza trovare barriere. Ritornammo in autunno e scattai una decina d’immagini delle vasche: alcune completamente interrate e dove giovani pioppi e canne prosperavano; altre coperte di foglie cadute e ancora alghe ma di colori diversi. Era un luogo inselvatichito, dove terrestre e acquatico, umano e vegetale si sovrapponevano. Un luogo innaturale, costruito dove il caos naturale riprende spazio e potevi riconoscere le forme architettoniche che stavano sotto, sotto il fogliame, i rami rotti e le matasse d’alghe gelatinose. Tanti strati, insomma, tante storie mobili, galleggianti. Tempi diversi. Su tutti si rifletteva un cielo grigio-azzurro-bianco di nubi. Quelle dieci immagini in bianco e nero le ho fatte stampare su tela tessuta in Appennino e vi ho ricamato, con filo bianco, dieci ipotetiche fasi della deriva dei continenti. A tempo si è stratificato tempo, deriva a deriva. Cresceranno ancora ortiche laggiù?

The idea of Marmagne came after several walks I took in Burgundy, a few years ago. Not far from Montbard, the land of Buffon's works. By complete chance we ended up in Marmagne. An old trout farm - as I read later on the map - which had been abandoned several years before but had been operating already since the end of the 19th century. A large poplar tree had knocked down the fence, so we managed to get in. It was springtime, and our legs were soon wrapped in high and prickly nettles. The vegetation was rich, humid, aggressive. There was a wide courtyard full of long and narrow tubs arranged in a comb-like shape, where the trouts were farmed through their various growth stages and then immediately fished. It was a wild place, where the land and the water, the human and the plant kingdoms were embedded together. An unnatural place, built where natural chaos was claiming back its space. You could recognise the architecture underneath the leaves, the broken branches and the bundles of weeds. A cloudy, grey blue-white sky above. I had those ten black-and-white photos printed on a custom made canvas from the Apennines; another layer, another time, and I embroidered it with the ten hypothetical stages of the continental drift in white thread. More time layered onto another time, a drift joining another drift. Will more nettles grow down there? Is anyone still studying in Button's tower?
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