Giovanna

Ricotta

Milano, 1970

Cena virtuale | 1998

Cena virtuale, 1998
dimensioni variabili
Bello impossibile, Viafarini Milano
Foto: Mario Gorni
Sono affascinata dal mondo virtuale, in cui mi ritrovo fisicamente e realmente, dal corpo, dalla mente con le sue infinite possibilità, sempre estreme, sempre così vicina alla perfezione, al bello, all'impossibile. Ho sognato il mio corpo perfetto, androide umano, eccellente, impeccabile e puro, dotato di una poeticità, nei gesti, nelle azioni, nell'essere, da sfiorare l'assoluto estetico. Propongo dunque questa cena celebrativa, alla perfezione di cui ci si potrà nutrire, indossando il menù, non avendo bisogno d'altro, corpi che indossano corpi, donne che mangiano simbolicamente vestiti e accessori, diventando così esse stesse cibo supremo, pasto nudo. Ogni capo o accessorio diventano l'altro corpo, quello ideale, quello che ha la possibilità di interagire, quello vitale, il corpo ideale. I materiali che ho utilizzato sono apparentemente inindossabili, sicuramente poco pratici, come: plastica, ferro, filo di ferro, un tessuto di fili di alluminio che ricorda la seta, morbido, ma tagliente, plexiglass, lamiera zincata per i supporti, testi descrittivi stampati e plastificati. Tutto così strutturalmente fragile e innocuo, leggero, precario. Ogni oggetto o accessorio è dotato del suo cartellino, proprio come l'etichetta o il cartellino dei prezzi degli abiti, ma rappresenta in realtà la ricetta, come mangiarlo, la composizione e il testo. E' fondamentale, non accompagnativo per la lettura dell'opera, al legame tra corpo, cibo, abito e bellezza, rappresentato simbolicamente. L'installazione consiste in un tavolino a terra stile giapponese e, come i due stand da muro e le due mensole, sono in lamiera zincata, estremamente essenziali e asettici, come una clinica, più che una boutique un ristorante, ma d'altronde siamo nel futuro e tutto è talmente ipotetico e possibile. Le mensole e gli stand sono il supporto di questi "abiti cibo", il tavolino apparecchiato con due menù, due bicchieri, due specchietti, la brocca con il liquore da corpo, anche esso indossabile o bevibile tramite corpo e i due posti a tavola.

Cena virtuale, 1998
dimensioni variabili
Bello impossibile, Viafarini Milano
Foto: Mario Gorni
I personaggi sono quattro, ognuno ha delle protesi, in plastica, poiché nel futuro, non si avrà neanche più il coraggio di andare in giro con il proprio corpo, se non con dei reggiseni o dei bacini, che ne esalteranno la perfezione con la semplice applicazion di questi, pelli da indossare come abiti. Così inizia la performance, due androidi entrano da un lato della stanza, insieme per mano, bellissimi, continuando a guardarsi allo specchio, guardando la gente; due entrano poi dall'altro lato, una figura femminile e una unisex, al guinzaglio, pronti per il loro pasto, la loro vestizione, pronti per nutrire il corpo, la mente degli altri due, seguendo rigorosamente il menù, fino a quando la vestizione non sarà completa. Un lavoro di speranza e di poesia, per un futuro dove non prevalga e non ci sia più bisogno, di distinzione fisica o sessuale. Performer: Giovanna Ricotta, Laura Albini, Cristiano Ceretti, Sara Serighelli.

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