Alessandra

Spranzi

Milano, 1962

L’angelo del focolare | 1996

L’angelo del focolare, 1996
dimensioni variabili
Siamo colti di sorpresa da queste donne perché mai potremmo sostare in un gesto: ogni nostro gesto scioglie quello che lo ha preceduto, noi non siamo congelabili, se non nel calco o nella fotografia, o nel ricordo. Mi piace di queste donne il fatto che non si possano muovere, che è evidente l'impossibilità di un cambiamento, come se avessero scelto un gesto che le rappresenta, definitivamente, senza appello. Prigioniere di un momento, di quel momento che sembra scelto a caso: è solo l'ultimo di un movimento, quello in cui il tempo è finito. Difendono la loro bellezza, fanno resistenza allo srotolarsi del tempo: forza dell'immobilità contro il passato, gli imprevisti, il domani. Sotto la loro pelle non c'è uno scheletro. Si sente che c'è un tutto pieno: non andranno avanti, non si volteranno indietro. Sembrano sorridere di un pensiero che non potranno mai comunicare, e che si ripetono come una pioggia leggera e riposante, una pioggia che non bagna: non sono animate, ma la loro vita dura, noi passiamo davanti, di fianco e scivoliamo via. Le cose restano.

L’angelo del focolare, 1996
dimensioni variabili
Siamo colti di sorpresa da queste donne perché mai potremmo sostare in un gesto: ogni nostro gesto scioglie quello che lo ha preceduto, noi non siamo congelabili, se non nel calco o nella fotografia, o nel ricordo. Mi piace di queste donne il fatto che non si possano muovere, che è evidente l'impossibilità di un cambiamento, come se avessero scelto un gesto che le rappresenta, definitivamente, senza appello. Prigioniere di un momento, di quel momento che sembra scelto a caso: è solo l'ultimo di un movimento, quello in cui il tempo è finito. Difendono la loro bellezza, fanno resistenza allo srotolarsi del tempo: forza dell'immobilità contro il passato, gli imprevisti, il domani. Sotto la loro pelle non c'è uno scheletro. Si sente che c'è un tutto pieno: non andranno avanti, non si volteranno indietro. Sembrano sorridere di un pensiero che non potranno mai comunicare, e che si ripetono come una pioggia leggera e riposante, una pioggia che non bagna: non sono animate, ma la loro vita dura, noi passiamo davanti, di fianco e scivoliamo via. Le cose restano.

L’angelo del focolare, 1996
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Siamo colti di sorpresa da queste donne perché mai potremmo sostare in un gesto: ogni nostro gesto scioglie quello che lo ha preceduto, noi non siamo congelabili, se non nel calco o nella fotografia, o nel ricordo. Mi piace di queste donne il fatto che non si possano muovere, che è evidente l'impossibilità di un cambiamento, come se avessero scelto un gesto che le rappresenta, definitivamente, senza appello. Prigioniere di un momento, di quel momento che sembra scelto a caso: è solo l'ultimo di un movimento, quello in cui il tempo è finito. Difendono la loro bellezza, fanno resistenza allo srotolarsi del tempo: forza dell'immobilità contro il passato, gli imprevisti, il domani. Sotto la loro pelle non c'è uno scheletro. Si sente che c'è un tutto pieno: non andranno avanti, non si volteranno indietro. Sembrano sorridere di un pensiero che non potranno mai comunicare, e che si ripetono come una pioggia leggera e riposante, una pioggia che non bagna: non sono animate, ma la loro vita dura, noi passiamo davanti, di fianco e scivoliamo via. Le cose restano.

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